A Graniti una nuova "casa" per chi sconta pene alternative alla detenzione

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<![CDATA[E’ dedicata a coloro che potrebbero usufruire di pene alternative alla detenzione ma rischiano di rimanere in carcere perché non hanno una famiglia e una casa alle quali tornare. E per questa ragione è destinata ad accogliere soprattutto stranieri.
La Casa di accoglienza “Madre Veronica Briguglio” a Graniti è pronta ad aprire le proprie porte e ad ospitare fino a dieci persone. Martedì 16 aprile alle ore 18.00, nella Chiesa di S. Giuseppe a Graniti (Messina), l’Arcivescovo della Diocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela, Monsignor Calogero La Piana, presiederà la celebrazione eucaristica e la cerimonia di benedizione, a cui sono state invitate le parrocchie del Vicariato, gli enti locali della zona, le forze dell’ordine, l’ufficio esecuzione penale esterna di Messina. E già la sera del 16 aprile la Casa aprirà le proprie porte e avvierà l’accoglienza.
Ed è con un grazie sentito che padre Gaetano Tripodo, direttore della Caritas Diocesana, cui si deve un concreto sostegno all’iniziativa, vuole “salutare” questo nuovo centro. “Un centro che nasce – spiega padre Tripodo – come ulteriore riprova di quanto bene si riesca a fare mettendo insieme la generosità e l’impegno di diversi soggetti. Grazie, dunque, alle suore cappuccine del Sacro Cuore che hanno messo a disposizione lo stabile, e grazie all’associazione di volontariato e cooperativa sociale ‘Santa Maria della Strada’ che ne ha assunto la gestione”.
“La Casa di Graniti integra e amplia la rete delle comunità dedicate a chi usufruisce di pene alternative alla detenzione”, aggiunge padre Francesco Pati, direttore delle case d’accoglienza diocesane. Altre tre, infatti, sono già attive: a Galati la casa per adulti, uomini e donne, a Giampilieri, la casa per le donne con bambini, a Mili la casa per giovani adulti. In tutto circa cinquanta i posti-letto dislocati nelle quattro strutture. “Ma – continua padre Pati – il nostro intento, ovviamente, non è fare delle ‘piccole carceri’. Tendiamo anzi a creare per gli ospiti una situazione familiare e, quindi, pur tenendo in debito conto le diverse, specifiche condizioni, cerchiamo di accogliere in queste case anche persone che non provengono dal sistema carcerario”.]]>