La Caritas di Messina a Kigali in Ruanda: progetti e realtà dall'orfanotrofio alla distribuzione della Bibbia

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<![CDATA["Al ritorno ho detto a me stesso, ancora una volta, che sono orgoglioso di far parte della Chiesa Cattolica, nonostante i limiti e nonostante le eventuali contraddizioni".
Il gemellaggio tra la Diocesi di Messina e quella di Kigali è operativo dal 1996, praticamente dall’indomani del genocidio che ha fatto un milione di morti in cento giorni. Altri gemellaggi, tra parrocchie, si sono realizzati nel tempo.
E padre Gaetano Tripodo, direttore della Caritas Messina, è appena rientrato dal suo primo viaggio in Ruanda (ma non si tratta della sua prima missione in Africa, perché, sempre per missione Caritas, è già stato in Eritrea).
Una missione, questa nella provincia di Kigali, che lo ha portato a visitare i luoghi in cui la Caritas di Messina ha fatto la differenza, le realtà che ha sostenuto o creato, o alle quali ha dato e continua a dare un contributo significativo: il centro educativo dei salesiani a Katenga, il centro di formazione della Caritas locale a Butamwa, le serre grazie alle quali la popolazione del luogo ha pomodori per dieci mesi l’anno, l’orfanotrofio Holy Family…
E la distribuzione di cinquemila Bibbie in lingua locale ai catechisti della zona. Progetto importantissimo, anche questo, e particolare, perché una Bibblia lì costerebbe un terzo di un buon stipendio, ed è dunque fuori dalla portata della maggior parte delle persone.
Ma a vedere altro ancora è servita la missione in Ruanda, a vedere per esempio il centro diurno per i bambini di strada e con questo le tante altre opere realizzate dalla Caritas di Kigali, e i memoriali del genocidio, e le campagne e i villaggi. E a parlare, anche, con giovani uomini e donne e con bimbi, che lì vivono, operano, faticano per creare un futuro sempre migliore.
“Ho conosciuto – conclude padre Tripodo – un popolo laborioso, una terra benevola, un Paese che si sta sviluppando, andando oltre la terribile tragedia del genocidio. Un insegnamento per me e per tutti noi più fortunati. E una spinta alla riflessione ma anche a fare sempre di più per chi ne ha bisogno”.]]>