CRISTIANESIMO E ISLAM PER UNA CITTÀ PLURALE – Programma del 4° anno

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<![CDATA[La Comunità Islamica di Messina e l’Arcidiocesi di Messina Lipari Santa Lucia del Mela, rappresentata da Consulta delle Aggregazioni laicali, Caritas Diocesana, Ufficio Migrantes e Ufficio per il Dialogo interreligioso, valutata l’esperienza dei tre precedenti cicli (2016- 2017- 2018), ripropone per il 2019 tre incontri a tema, per continuare e approfondire la conoscenza e il riconoscimento reciproco. La situazione attuale mostra che il dialogo tra diversi è difficile. Nelle varie parti del mondo, ci sono notevoli difficoltà a trovare interlocutori disposti a dialogare e trovare modi nuovi per stare insieme, per venirsi incontro reciprocamente. Nel presentare la proposta, intendiamo: rilanciare un’occasione di riflessione, personale e condivisa; raggiungere i luoghi della vita, là dove le diversità s’incontrano necessariamente; riflettere sull’esperienza religiosa che tutto finalizza alla riconsegna del mondo a Dio. Insieme intendiamo far fronte comune per arginare la secolarizzazione delle nostre società, attingendo alle risorse del dialogo interreligioso e interculturale e rendere possibile la costruzione di una città plurale, in cui ci sia posto per tutti.
Cristiani e musulmani insieme desideriamo dunque continuare un cammino sempre più libero da indifferenza, paure e pregiudizi, che conduca a vivere la ricchezza di una diversità conciliata.
DESTINATARI. Sono innanzitutto coloro che per ministero, professione o servizio incontrano regolarmente i fratelli musulmani nei diversi contesti di vita e di lavoro, e tutti coloro che vogliono saperne di più su questo variegato mondo: IRE, UNIME, ISSR, Istituto Teologico S. Tommaso, Scuola Diocesana per la formazione teologica di base S. Luca Archimandrita, sacerdoti, diaconi, laici, seminaristi, religiosi/e, operatori pastorali, docenti, associazioni giovanili impegnate sul territorio, studenti. Per offrire una diretta opportunità a interlocutori specifici, in base anche al tema trattato, si è pensato di scegliere tre diversi luoghi d’incontro: il Palazzo Comunale, un Istituto scolastico extra urbano e la Sede Universitaria di Messina.

PROSPETTIVE SUI TEMI PROPOSTI

OSPITALITÀ – 21 febbraio 2019 ore 18.00
I testi sacri delle tre grandi religioni abramitiche e le tradizioni storiche che in essi si radicano, stimolano la riflessione sulla situazione del nostro mondo globalizzato, caratterizzato da movimenti di massa e dalla paura su cui soffia la folle teoria dello scontro di civiltà. Abramo, riconosciuto padre nella fede da ebrei, cristiani e islamici è icona del credente ospitale, disponibile all’incontro con l’altro, accolto nella sua diversità. Per la Bibbia (in particolare Genesi 18) e per il Corano (Sura 9,6), l’ospitalità è un valore umano e religioso che qualifica i rapporti tra gli uomini e la stessa relazione con l’Altissimo. Ospitare l’altro e imparare a essere ospitati da altri è virtù/dovere, difesa e custodia della comune umanità, secondo il progetto del Creatore.
LA FAMIGLIA LUOGO DELLA TRADIZIONE VIVA – 21 marzo 2019 ore 18.00
Cambiamenti decisivi si sono verificati nella famiglia che si sta fortemente modificando, sia lungo l’asse dei rapporti di coppia sia lungo quello dei rapporti tra le generazioni. La famiglia resta comunque il luogo privilegiato in cui vivere e consegnare la tradizione, attraverso le relazioni vitali di solidarietà e reciprocità. La tradizione è una realtà viva dinamica, progredisce e cresce e insieme custodisce la continuità tra passato e futuro. H. Arendt paragona la tradizione all’attività di un pescatore di perle: egli sa riportare in superficie perle e coralli sommersi nelle profondità delle acque, strappandoli dal contesto immediato in cui si erano formati. La tradizione si tuffa nelle profondità del passato per recuperare e salvare dalla dimenticanza quei tesori ancora in grado di arricchire il nostro presente.
MAGISTERO AUTOREVOLE – 9 maggio 2019 ore 18.00
Il magistero si fonda essenzialmente sull’autorevolezza, che non può essere imposta per non degenerare in autoritarismo, ma è riconosciuta nell’interesse personale e della comunità, nella fiducia e nel rispetto. Il magistero credibile esige conoscenza teorica e coerenza vissuta, cura dei sentimenti nei confronti sia dell’umanità sia del patrimonio culturale che costituisce la tradizione viva.  Nell’ambito religioso, il magistero ha il ruolo di trasmettere, interpretare, mediare, applicare la rivelazione alle situazioni concrete dell’esistenza. Il magistero può esprimersi in modalità diverse: attraverso l’insegnamento della dottrina e della tradizione, ma anche attraverso gesti, atteggiamenti, scelte capaci di esprimere la dottrina, al modo del maestro di bottega che trasmetteva le sue competenze attraverso la condivisione di vita. Nella Tradizione dell’Islām, è sempre stato tenuto, in una considerazione eminente e decisiva, l’esempio vissuto, ovvero quella Maestria che secondo un prezioso detto del Profeta Muhammad vivificherà la Comunità sino alla fine dei tempi, alimentando il desiderio di conoscenza indicato nel Sacro Corano che invita le creature a chiedere espressamente: «Signore accrescimi in Scienza» (sura Ta-Ha, 114).  Tutti i Maestri (Shuyukh) hanno, nel corso del tempo, sottolineato la necessità dell’esperienza vissuta come dispositivo inderogabile di ogni educazione, unitamente alla presenza di un Maestro Educatore (Shaykh Tarbiya). È proprio a questo tipo di Maestria che si riferisce un altro detto significativo del Profeta Muhammad:
«Ho sentito L’Inviato di Dio dire: “A chi procede per una via in cerca di scienza, Iddio spiana una via al Paradiso e gli Angeli distendono le loro ali dinanzi a colui che cerca la scienza, proteggendolo dal cadere nel compiacimento; e per il sapiente chiede perdono chi abita i cieli e chi abita la terra, fino ai pesci nell’acqua; e la superiorità del sapiente sul fedele è pari alla superiorità della luna sulle stelle. I sapienti sono gli eredi dei Profeti e i Profeti non lasceranno in eredità né dinar né dirham, ma solo la scienza e chi la coglie, coglie porzione abbondante”» (Abū Dāwūd; Tirmidhī).
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